Tanti cantautori non hanno avuto il successo che avrebbero meritato. Ma pochi, pochissimi, sono ancora oggi misteriosamente sconosciuti al pubblico di massa. Tra questi sicuramente Tom Waits. Il musicista, polistrumentista e attore californiano (nato a Pomona nel 1949) è sicuramente a un livello pari a Dylan, Cohen e pochi altri e avrebbe meritato ben altra popolarità. Un successo che ebbero, ad esempio, Bruce Springsteen e Rod Stewart con cover dei suoi brani. E allora perché Waits gode ancora oggi solo di un culto di nicchia? Leggete L’arte di essere Tom Waits di Tiberio Snaidero (Vololibero. Pagine 532. Euro 30,00) e parte del mistero vi sarà svelato. Non mancano i volumi in lingua italiana sul poliedrico artista californiano, da sempre diviso tra musica, cinema, teatro e televisione, ma quasi nessuno libro ha la capacità, come questo, di accompagnarvi alla scoperta del mondo spiazzante e bislacco di Waits: che sa unire Kerouac a Bukowski, Howlin Wolf a Captain Beefhart (altro genio seminale e misconosciuto). Un universo di degrado urbano, popolato da ubriaconi, ladri, tossici e donne di malaffare, nani e ballerine. Il tutto (s)colorito come un vecchio film noir e che sembra appena uscito dalle pagine di Raymond Chandler. Il tutto raccontato con una voce inimitabile che, dal roco lamento delle origini si è trasformata in un ringhio belluino, degno di un racconto di Poe. E poi ci sono le melodie delle sue canzoni, che attingono al blues e al jazz d’altri tempi. Fino ad arrivare alla rivoluzione sonica operata con l’album/spartiacque Swordfishtrombones del 1983 che, prodotto, insieme alla moglie e musa Kathleen Brennan, sarà da punto di riferimento imprescindibile per tutta una serie di cantautori a venire (non ultimo il nostro Vinicio Capossela che guarderà a Waits come a un maestro). Il volume è imperdibile sia per i neofiti che vogliono avvicinarsi a Waits sia per gli esperti più accaniti. Il bello qui è il metodo. Perché si sa che le biografie rock di scrittori italiani spesso ondeggiano tra il raccontino biografico, condito da aneddoti piccanti, e l’agiografia spinta (e spesso poco documentata) del fan sfegatato. Al contrario, il volume di Tiberio Snaidero è documentatissimo e copre a pieno la cosmologia waitsiana. Non dimentichiamo che Snaidero è già autore di altri due pregevoli volumi: su David Bowie (Codice Bowie scritto in coppia con Damiano Cantone) e i Led Zeppelin (La filosofia dei Led Zeppelin, il miglior testo in lingua italiana sulla band del dirigibile). Il volume è diviso tra paesaggi, suoni (con un’analisi dettagliata di tutti gli album in studio e dal vivo, delle raccolte e delle collaborazioni), luci (tour, opere teatrali, video, cinema – tantissimo, anche con il nostro Roberto Benigni-, e apparizioni televisive). Un mondo a parte, assolutamente unico nel panorama musicale mondiale. Una cosa è certa, nessuno suona come Tom Waits. D’altronde, parole sue: «Preferisco un fallimento alle mie condizioni, che un successo alle condizioni altrui».
Angelo Fiombo
´©`L’avvenire
22 dicembre 2023



