In un saggio, il genere nato negli Anni Sessanta,
che ha raccontato la storia italiana sulle note
Gianni Morandi che, nei panni di un militare di leva – ruolo che sarà suo per più di un’interpretazione – canta “In ginocchio da te”, nell’omonimo film del 1964, primo titolo di una trilogia che proseguirà con “Non son degno di te” e “Se non avessi più te”. Tony Renis, latin lover, che interpreta “Quando dico che ti amo…”, canzone da cui nel 1967 prende il titolo il film, in cui Lola Falana, iper-sexy, canta “Tutta donna”. Little Tony, con casco a coprire il caratteristico ciuffo, alla guida di un go-kart, mentre intona “Bada bambina” in “Zum Zum Zum – La canzone che mi passa per la testa” del 1968. Senza trascurare le occhiate intense e le corse appassionate l’uno tra le braccia dell’altra di Romina Power e Al Bano, in quello che all’epoca sembrava un eterno fidanzamento. E molto ancora. È un immaginario preciso e condiviso, quello tratteggiato da alcune canzoni degli Anni Sessanta. Questione di testo e suggestioni, certo, ma soprattutto di schermo. È il decennio dei cosiddetti “musicarelli”, film nati da canzoni – per imporle all’attenzione o per inseguire il loro successo – che trasformavano le strofe in una trama, tutta da seguire, ad alto volume. Prodotti dal 1959 al 1970, quei titoli davano voce, letteralmente, all’Italia del boom economico, con i suoi sogni, le sue passioni, i suoi inganni e le sue ingenuità, comunque la voglia di essere felici e quella che sembrava la possibilità di farlo, nel giro di qualche nota.
LA STORIA
Al genere, per linguaggio e fortuna, nonché, appunto, per la capacità di ritrarre il Paese, è dedicato il libro “Musicarelli. L’Italia degli Anni ’60 nei film musicali”, scritto da Marta Cagnola e Simone Fattori, pubblicato da VoloLibero. Ad essere analizzati sono oltre settanta film, dal primo, “Lazzarella”, del 1957 a “Piange il telefono” nel 1975, in un viaggio che anno dopo anno, anche con playlist dedicata, indaga le varie storie, alla ricerca di temi ricorrenti e affinità di immagini.
Così, l’amore, primo tra tutti, poi il servizio militare, la musica, il contrasto tra generazioni, ma anche le differenze sociali, gli stereotipi associati a provenienza e dialetto, oltre ovviamente al talento, riconosciuto come premio del lavoro duro e vero passe-partout tra mondi apparentemente lontani.
Ogni tema viene approfondito, per raccontare lo sguardo della società e le emozioni ad esso legate. Ecco allora la politica, con i suoi molti cambiamenti, sottolineati dalle battute ironiche, che nel giro di un film o poco più si spostano da uno
schieramento all’altro. Ed ecco i giovani, grandi – e nuovi – protagonisti della scena, decisi a farsi spazio nel mondo, alzando la voce (e il volume) in segno di protesta. Poi, le donne, nel loro percorso di emancipazione, che procede di pari passo con la liberazione sessuale. E la tv, il festival di Sanremo, la canzone, la pubblicità.
Film dopo film, tra locandine, trame e cast, a tornare a nuova vita sono remote nostalgie conosciute da più generazioni, quelle che erano giovani al tempo e i film li hanno visti in sala nel ricordo di un’epoca di grandi “promesse” e quelle di quanti, più giovani, li hanno visti sul piccolo schermo, in replica, e hanno scoperto di rimpiangere un tempo mai vissuto.
GLI INTERPRETI
Nel mezzo, tutti i grandi interpreti del tempo, spesso insieme. Così Mina, nel 1961, nel cast di “lo bacio… tu baci”, con Jimmy Fontana, Tony Renis, Adriano Celentano, Tony Dallara, Peppino Di Capri e tanti altri. O “Una lacrima sul viso”, nel 1964, che punta l’attenzione su Bobby Solo, insieme a Laura Efrikian, che nello stesso anno recita anche nel film “In ginocchio da te”, insieme a Gianni Morandi, che sposerà due anni dopo. E “Altissima pressione”, nel 1965, con Dino – “Il ragazzo di ghiaccio” – ancora Morandi, Edoardo Vianello, Lucio Dalla, Lando Fiorini e altri. L’amore finisce per vincere sempre, a trionfare davvero però è la musica.
Sono i “big” del momento a mettersi in gioco. Così, Caterina Caselli, Patty Pravo, Equipe 84, Don Backy, Rocky Roberts, Renato dei Profeti e così via.
Ad arricchire il testo, le interviste ad alcuni degli interpreti di allora, da Rita Pavone a Laura Efrikian : «Ancora adesso incontro persone che mi dicono che la nostra favola le ha aiutate a credere nell’amore», dice, parlando del legame con Morandi ; da Al Bano a Bobby Solo, nonché Mal, Shel Shapiro, Giacomo Agostini, Mario Tessuto, Orietta Berti e Iva Zanicchi.
Una storia musicata del Paese, da leggere e ascoltare.
Valeria Arnaldi
Giovedì 24 ottobre 2024
Il Messaggero.it
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